Showing posts tagged as "alessandro sordi"

Mostrando post taggati alessandro sordi

22 Mar

Il Battito Cardiaco di uno Startupper : 42,195m di Bootstrap

Questa mattina, pensavo a quanto sia dura la vita da startupper… pensavo al peggiore degli sforzi sostenuto in vita mia e mi chiedevo quale fosse: beh, ho praticato tutti gli sport praticamente (ne sono riuscito solo in 1, il tennis LOL), ma la ING NYC Marathon oltre ad una delle emozioni più grandi della mia vita (la prima lo ammetto è stato vedere la mia piccola peste appena nata nelle braccia di sua madre) è stato lo sforzo più immane che il mio fisico e la mia mente abbiano mai subito. Non a caso è stata la mia prima ed ultima maratona.

Ho pensato a quella New York del Novembre 2006, ai -3 °C a Staten Island prima di partire, assieme a 40,000 altri fratelli. 

Ho pensato alla notte precedente alla gara: passata tutta a guardare il soffitto.

Ho pensato al grande Ale Sordi founder di Dada che mi ripeteva da 1 settimana 

Max , non dimenticare mai che il mondo si divide in 2 : tra quelli che arrivano a Central Park e tagliano il traguardo e quelli che non ce la fanno.

Ho pensato al grandissimo Aldo Rock che a Radio Deejay il giorno prima di partire per la Maratona in radio incitava i runner di tutta Italia al grido :

Fratello, non importa se arrivi strisciando e con i capezzoli insanguinati (ahimè succede) ma ti voglio con la medaglia al collo. La medaglia di Central Park . La medaglia di chi arriva e la finisce.

Ho pensato al grandissimo Mauro Covacich che con il suo romanzo A perdifiato ha alzato il mio battito cardiaco ogni notte, senza correre, ma facendomi vivere le emozioni della corsa.

Ho pensato a tutti i 42.195 Km percorsi a NYC.

Ho pensato allo start al ritmo di “New York New York ” , al ponte di Verrazzano che tremava sotto i miei piedi (si sentiva vibrare con 40,000 runners), al Queens di domenica mattina: quella faccia di NY che pochi conoscono, alla gente di Brooklyn quando si avvicinava il primo test (21 Km, half-marathon) e già davo segni di cedimento.

Il buon Max Pellegrini che correva con me, non ha smesso di urlarmi ad ogni mio segno di cedimento. Era uno sforzo troppo grande per me, ero un velocista in passato ma un corridore no proprio no, alle gare di resistenza al Liceo vomitato per eccesso di acido lattico. Per preparami alla maratona di NY non ero mai arrivato oltre i 28 Km (Una volta mia moglie mi è venuta a prendere in macchina a Rastignano a 22 Km da casa mia trovandomi quasi morto sul lato della strada)

Al 25mo Km durante la INGNYCM ripetevo a me stesso :

Ma chi cazzo me l’ha fatto fare , ma non potevo prendere una mazza da Golf , vestirmi bene e andare in giro a fare gare? 

Se qualcuno si ricorda il grande Sean Penn nel film Dad Man Walking, beh lo avete davanti, chi vi scrive oltre che walking (al 25mo Km avevo i muscoli strappati ed a pezzi e camminavo) era anche Dead. Morto. 

Ma c’era il Queensboro Bridge, già quel fottuto ponte dopo il quale c’era la GLORIA: ovvero la 1st Avenue gremita di gente , quasi 2 mln di persone che sembravano aspettassero solo te.

Il ponte lo correvi al buio, con ali di vento gelido che veniva dai lati, ma le urla della folla si sentivano già dall’inizio del ponte . Già. Non c’era iPod e Playlist che tenesse a quelle urla. La vera musica era quella.

Alla fine del ponte : la GLORIA

Ali gremite di gente che ripetono il nome stampato sulla tua maglietta.

Go max Go. You’re almost there. Don’t give up!

Ed io che correvo come un pazzo, a battere 5 sulle mani di mezza folla, da un lato all’altro della strada. Come un bambino. Pieno di gioia. 

Il dolore alle gambe era passato.

A quel punto era solo adrenalina. L’acido lattico era stato espulso dal mio corpo da non so dove.

C’era spazio solo per la Gloria.

Ma ero stato avvisato :

Sulla 1st Avenue fai poco il figo, non gasarti e non dare troppo. Ci sono ancora più 15Km  alla fine.

Ed io avevo fatto il figo. Anzi il principiante. 

Al 30mo Km, la mia gamba destra si blocca. Ad un tratto avviso l’assenza di un minuscolo muscolo: il tibiale. La gamba si ferma. No way. Morto. Finito. Non riuscivo non a correre ma a camminare.

Max Pellegrini, mio couch spirituale in quella gara (abbiamo fatto assieme i primi 30Km) mi guarda e mi urla addosso

Se fai Give Up ora non ti parlo più in vita mia.

E mi mette in bocca una bustina di Aulin, senza chiedermelo. Senza acqua.

Il mio corpo assorbe l’Aulin in un nulla, ma il dolore non va via. Niente. Ero immobile.

Pensavo a chi mi stava seguendo da casa che avrebbe visto un pallino su Google Map non muoversi più al 30mo Km. Nel mezzo della 1st Avenue.

Pensavo a mia figlia che avrebbe detto “Ma papà che fine ha fatto ? ” , pensavo a mio padre che avrebbe spento la tv dove trasmettevano la diretta e a mia moglie che avrebbe smesso di seguirmi online.

Stavo cominciando a piangere.

Un anno di preparazione, smesso di fumare e via al 30mo km morto. A NY.

Max Pellegrini a quel punto mi guarda negli occhi e mi dice :

Fratello, io devo andare, devo finire questa gara.

Ero solo. Assieme ad un tappeto di gente morta come me per terra. Il sole stava uscendo, a quell’ora di una NY gelida, ed io pensavo: ho ancora 12Km e 195 cazzo di metri da fare.

Aldo Rock mi è apparso davanti.

Ho raccolto le mie gambe (nel vero senso della parola) ed ho proseguito la mia corsa verso Harlem e poi il Bronx, mentre i rapper di NY mi accompagnavano durante  la gara.

Finito il Bronx ci sono 2 cose che ti spingono ad andare avanti :

1) gli alberi di Central Park che si intravedono sulla 5th Avenue
2) La gente che ti urla addosso incitandoti come se fossi il loro cugino

Quando leggi l’insegna Central Park il dolore è andato via, stai per entrare nel regno di chi ce l’ha fatta, di chi, al di là di qualsiasi cazzo di tempo, ce l’ha fatta a finire la Maratona di New York City.

Quando ho letto il cartello Half MIles ho pianto (anche perchè pensi siano 1/2 Km invece sono 800m).

Quando ho visto poi una parola magica che si chiama FINISH ho fatto andare le lacrime per conto loro, senza interrompere il loro cammino ed ho pensato ad un cartello che sul Ponte di Verrazzano (allo START)  diceva :

THE ONLY FUCKING OPTION YOU HAVE IS TO FINISH. PERIOD.

Ho chiuso la ING NYC Marathon in 5h 09. Un tempo ridicolo. Ma era il mio tempo.

A tutti gli startupper,

Non importa che tu sia runner o non runner.
Non importa l’acido lattico che tu abbia in corpo.
Non importa il dolore ad un muscolo che ti impedisce di camminare.
Non importa quanti NO ricevi. 
Non importa se rimani solo.
Non importa se chi ti sta a fianco non ti segue più.
Non importa se tu sia un principiante o esperto. 

Non importa se ci metti poco o molto tempo.

L’UNICA FOTTUTA OPZIONE CHE HAI E’ DI FINIRE QUELLO CHE HAI INIZIATO. PUNTO. 

Buona Corsa.

Max




11 Feb

Welcome back Paolo Barberis nel mondo delle startup

Paolo Barberis

Ci siamo conosciuti la bellezza di 12 anni fa, lui aveva allora poca barba e ancora gli occhiali da accademico, aveva un’aria da super intellettuale , quella di un architetto da non molto laureato , ma che aveva  visto Internet dove andava già dal 1995, quando fondò Dada assieme ad Angelo Falchetti, Alessandro Sordi , Jacopo Marello, e Simona Cima (attuale azionista di musiXmatch) .

Quando conobbi Paolo, ero il fondatore di Wireless Solutions , e DADA, acronimo di Design Architettura Digitale Analogico, si era appena quotata al nuovo Mercato italiano, all’epoca fu una delle Ipo di maggior successo in Europa.

Io 20enne , lui 32 enne, fu amore a prima vista (entrambi siamo accoppiati con donne, ndr ).

Il 2 Ottobre del 2000 , Dada acquistò il 51% di Wireless Solutions .

Nel 2000, Marc Zuckerberg aveva 13 anni , Twitter non esisteva, e Google cominciava a muovere  i primi passi. E Steve Jobs faceva ancora Mac che non comprava nessuno.

Da quel momento la mia vita è cambiata. Dall’incontro con lui.

Ho vissuto 10 splendidi anni, ho gestito a diretto contatto con lui le strategie mobile per il Gruppo Dada, ho girato il mondo intero, dall’Indonesia all’Argentina , dall’uno all’altro capo del mondo, ho gestito persone, e centinaia di milioni di € di fatturato.

Con lui ho messo e poi tolto la mia prima cravatta.

Ho imparato al suo fianco così tanto da poter spiccare il volo da solo.

Abbiamo passato così tanto tempo assieme che ad un certo punto ci siamo  mancati l’uno con l’altro quando ci siamo separati a seguito della mia uscita da Dada.

Ma sapevamo che ci saremmo re-incontrati presto.

Ho corso la mia prima ed unica Maratona di NY con lui ( Quando il mio nome non comparve sul NY Times per via del mio tempo : 5h 09m mi regalò un trafiletto sulla Gazzetta dello Sport )  ho passato le mie estati a Formentera a bere Mojitos con i ns figli colorati dei colori di Dada , ho messo il mio primo smoking (tuxedo ad essere precisi) con lui al matrimonio di Marco Argenti (un altro grande giorno per lui con il deal Nokia Microsoft), ho parlato davanti ad analisti finanziari e giornalisti per la prima volta con lui.

Quando nacque mia figlia Alice (nel pieno boom della campagna Adsl di Telecom Italia) mi disse : “Cazzo…pure tu…potevi chiamarla Tin.it “ 

Ho imparato il concetto del “Keep it Simple” , ho imparato dalle sue strigliate a non defocalizzarmi sul business, ho imparato che 15gg in ufficio a seguire il prodotto fanno più di 100 business trip in giro per il mondo.

Devo dirgli Grazie per molte cose.

Grazie per essermi stato vicino nei miei momenti più belli e in quelli più difficili della mia vita, grazie per avermi aiutato a crescere , a diventare un imprenditore che vuol sempre migliorarsi, grazie soprattutto per essermi stato un AMICO.

In molti dovremmo dirgli Grazie, Internet in Italia è stata una realtà grazie a lui e ai suoi soci che nel 1995 facevano suonare i modem con gli “handshake” a 14.4 kbps, con il Pop di Firenze di Dada. E ci permettevano di conoscere la rete.


Da allora quella rete ha ingabbiato me, lui e tanta altra gente.

Oggi Paolo, dopo 16 anni , dopo averla creata, gestita e colorata lascia Dada.

Sarà di nuovo uno startupper , e ritorna in campo per cambiare l’Italia.

La cosa mi riempie di gioia, potrà mettere la sua esperienza al servizio di molti, potremo ripassare più tempo assieme e creare valore assieme.

A lui e a nome di molti altri faccio il mio “chapeau” per tutto quello che ha fatto in questi 16 anni.

E a tutti coloro che non gli hanno voluto bene, a tutti coloro che non lo hanno supportato, che lo hanno odiato , che lo hanno invidiato , che lo hanno prima osannato e poi denigrato , che lo hanno prima voluto amico e poi nemico, dico :

“Non siate cattivi. Non ha fatto nulla di male. Ha solo  fatto quello che nessuno di voi avrebbe mai potuto fare ”   Dal Film The Social Network 

Ci vediamo domenica Paolo, per andare al Mobile World Congress assieme a Barcellona come da sempre negli ultimi 10 anni.

Ma questa volta è diverso.

Sarà la più importante di tutte le altre.

Un Abbraccio fratello.

Massimo