Il Battito Cardiaco di uno Startupper : 42,195m di Bootstrap
Questa mattina, pensavo a quanto sia dura la vita da startupper… pensavo al peggiore degli sforzi sostenuto in vita mia e mi chiedevo quale fosse: beh, ho praticato tutti gli sport praticamente (ne sono riuscito solo in 1, il tennis LOL), ma la ING NYC Marathon oltre ad una delle emozioni più grandi della mia vita (la prima lo ammetto è stato vedere la mia piccola peste appena nata nelle braccia di sua madre) è stato lo sforzo più immane che il mio fisico e la mia mente abbiano mai subito. Non a caso è stata la mia prima ed ultima maratona.
Ho pensato a quella New York del Novembre 2006, ai -3 °C a Staten Island prima di partire, assieme a 40,000 altri fratelli.
Ho pensato alla notte precedente alla gara: passata tutta a guardare il soffitto.
Ho pensato al grande Ale Sordi founder di Dada che mi ripeteva da 1 settimana
Max , non dimenticare mai che il mondo si divide in 2 : tra quelli che arrivano a Central Park e tagliano il traguardo e quelli che non ce la fanno.
Ho pensato al grandissimo Aldo Rock che a Radio Deejay il giorno prima di partire per la Maratona in radio incitava i runner di tutta Italia al grido :
Fratello, non importa se arrivi strisciando e con i capezzoli insanguinati (ahimè succede) ma ti voglio con la medaglia al collo. La medaglia di Central Park . La medaglia di chi arriva e la finisce.
Ho pensato al grandissimo Mauro Covacich che con il suo romanzo “A perdifiato” ha alzato il mio battito cardiaco ogni notte, senza correre, ma facendomi vivere le emozioni della corsa.
Ho pensato a tutti i 42.195 Km percorsi a NYC.
Ho pensato allo start al ritmo di “New York New York ” , al ponte di Verrazzano che tremava sotto i miei piedi (si sentiva vibrare con 40,000 runners), al Queens di domenica mattina: quella faccia di NY che pochi conoscono, alla gente di Brooklyn quando si avvicinava il primo test (21 Km, half-marathon) e già davo segni di cedimento.
Il buon Max Pellegrini che correva con me, non ha smesso di urlarmi ad ogni mio segno di cedimento. Era uno sforzo troppo grande per me, ero un velocista in passato ma un corridore no proprio no, alle gare di resistenza al Liceo vomitato per eccesso di acido lattico. Per preparami alla maratona di NY non ero mai arrivato oltre i 28 Km (Una volta mia moglie mi è venuta a prendere in macchina a Rastignano a 22 Km da casa mia trovandomi quasi morto sul lato della strada)
Al 25mo Km durante la INGNYCM ripetevo a me stesso :
Ma chi cazzo me l’ha fatto fare , ma non potevo prendere una mazza da Golf , vestirmi bene e andare in giro a fare gare?
Se qualcuno si ricorda il grande Sean Penn nel film Dad Man Walking, beh lo avete davanti, chi vi scrive oltre che walking (al 25mo Km avevo i muscoli strappati ed a pezzi e camminavo) era anche Dead. Morto.
Ma c’era il Queensboro Bridge, già quel fottuto ponte dopo il quale c’era la GLORIA: ovvero la 1st Avenue gremita di gente , quasi 2 mln di persone che sembravano aspettassero solo te.
Il ponte lo correvi al buio, con ali di vento gelido che veniva dai lati, ma le urla della folla si sentivano già dall’inizio del ponte . Già. Non c’era iPod e Playlist che tenesse a quelle urla. La vera musica era quella.
Alla fine del ponte : la GLORIA
Ali gremite di gente che ripetono il nome stampato sulla tua maglietta.
Go max Go. You’re almost there. Don’t give up!
Ed io che correvo come un pazzo, a battere 5 sulle mani di mezza folla, da un lato all’altro della strada. Come un bambino. Pieno di gioia.
Il dolore alle gambe era passato.
A quel punto era solo adrenalina. L’acido lattico era stato espulso dal mio corpo da non so dove.
C’era spazio solo per la Gloria.
Ma ero stato avvisato :
Sulla 1st Avenue fai poco il figo, non gasarti e non dare troppo. Ci sono ancora più 15Km alla fine.
Ed io avevo fatto il figo. Anzi il principiante.
Al 30mo Km, la mia gamba destra si blocca. Ad un tratto avviso l’assenza di un minuscolo muscolo: il tibiale. La gamba si ferma. No way. Morto. Finito. Non riuscivo non a correre ma a camminare.
Max Pellegrini, mio couch spirituale in quella gara (abbiamo fatto assieme i primi 30Km) mi guarda e mi urla addosso
Se fai Give Up ora non ti parlo più in vita mia.
E mi mette in bocca una bustina di Aulin, senza chiedermelo. Senza acqua.
Il mio corpo assorbe l’Aulin in un nulla, ma il dolore non va via. Niente. Ero immobile.
Pensavo a chi mi stava seguendo da casa che avrebbe visto un pallino su Google Map non muoversi più al 30mo Km. Nel mezzo della 1st Avenue.
Pensavo a mia figlia che avrebbe detto “Ma papà che fine ha fatto ? ” , pensavo a mio padre che avrebbe spento la tv dove trasmettevano la diretta e a mia moglie che avrebbe smesso di seguirmi online.
Stavo cominciando a piangere.
Un anno di preparazione, smesso di fumare e via al 30mo km morto. A NY.
Max Pellegrini a quel punto mi guarda negli occhi e mi dice :
Fratello, io devo andare, devo finire questa gara.
Ero solo. Assieme ad un tappeto di gente morta come me per terra. Il sole stava uscendo, a quell’ora di una NY gelida, ed io pensavo: ho ancora 12Km e 195 cazzo di metri da fare.
Aldo Rock mi è apparso davanti.
Ho raccolto le mie gambe (nel vero senso della parola) ed ho proseguito la mia corsa verso Harlem e poi il Bronx, mentre i rapper di NY mi accompagnavano durante la gara.
Finito il Bronx ci sono 2 cose che ti spingono ad andare avanti :
1) gli alberi di Central Park che si intravedono sulla 5th Avenue
2) La gente che ti urla addosso incitandoti come se fossi il loro cugino
Quando leggi l’insegna Central Park il dolore è andato via, stai per entrare nel regno di chi ce l’ha fatta, di chi, al di là di qualsiasi cazzo di tempo, ce l’ha fatta a finire la Maratona di New York City.

Quando ho letto il cartello Half MIles ho pianto (anche perchè pensi siano 1/2 Km invece sono 800m).
Quando ho visto poi una parola magica che si chiama FINISH ho fatto andare le lacrime per conto loro, senza interrompere il loro cammino ed ho pensato ad un cartello che sul Ponte di Verrazzano (allo START) diceva :
THE ONLY FUCKING OPTION YOU HAVE IS TO FINISH. PERIOD.
Ho chiuso la ING NYC Marathon in 5h 09. Un tempo ridicolo. Ma era il mio tempo.

A tutti gli startupper,
Non importa che tu sia runner o non runner.
Non importa l’acido lattico che tu abbia in corpo.
Non importa il dolore ad un muscolo che ti impedisce di camminare.
Non importa quanti NO ricevi.
Non importa se rimani solo.
Non importa se chi ti sta a fianco non ti segue più.
Non importa se tu sia un principiante o esperto.
Non importa se ci metti poco o molto tempo.
L’UNICA FOTTUTA OPZIONE CHE HAI E’ DI FINIRE QUELLO CHE HAI INIZIATO. PUNTO.
Buona Corsa.
Max