La nuova Musica Digitale : hackers + rights holders

Non c’è verso ormai : qualsiasi limitazione si ponga al mercato della musica digitale, sempre meno questa verrà accettata e sempre più barriere tra developers e la music industry esisteranno.
E allora ?
Tanto vale aprire le porte, le proprie API e dare spazio a fantasia e e perversione musicale degli hackers. Il risultato è la proliferazione di mashups musicali di ogni genere, algoritmi di riconoscimento e sintetizzazione , mixing automatico di audio e video.
Ovvero, la creazione di un Ecosistema Musicale incredibile.
Hackers = Developers e non è sinonimo di Crackers (come spesso li si immagina negativamente), gli hackers sono sviluppatori con un’indole particolare : smontare il codice che hanno davanti, svestirlo, e rivestirlo con un mix di API dei music services più cool del momento. Il tutto con un unico fine : abbattere le barriere del “posso o non posso” e creare un mashup di software musicali ad altissimo livello tecnologico.
Gli hackers di nuova generazione sono Djs semi-professionisti quasi sempre, appassionati di musica elettronica , molti di loro sono compositori, tantissimi si costruiscono harwdare apposito per sintetizzare e campionare i loro suoni. Appassionati di musica insomma.
Un decennio fa li avremmo chiamati “Inventori” , oggi invece si chiamo Hackers e stanno rivoluzionando il mondo della musica digitale online, e lo stanno facendo con il massimo rispetto per i rightsholder (le music label).
Eh già perchè per un hackers il diritto d’autore e il rispetto per il copyright è MASSIMO, ad una condizione però : che chiunque gli apra le porte della propria piattaforma e li lasci “giocare” con le API. Altrimenti è guerra.
E se ti metti contro questi sviluppatori di nuova generazione, comincia a dire bye bye al tuo business plan perchè faranno di tutto perchè nessuno usi la tua tecnologia.
Non è una vendetta la loro, ma semplicemente un opporsi al NON rispetto di una filosofia, non quella dell’Open Source ma quella delle API’s .
API (Application Program Interface) è il modo con cui se hai realizzato un software dai all’esterno accesso alle funzionalità di questo, lasci entrare insomma, lasci provare all’esterno il tuo software. If you don’t have an API you’re not interesting. Loro dicono.
Il risultato di questo hacking dov’è ? Beh basta frequentare uno dei MusicHackDay per capire che le startup più cool del mondo della musica e più in voga del momento (Aka con un traffico bestiale e modelli freemium che iniziano a convertire) sono proprio quelle che hanno aperto le proprie porte (API) agli sviluppatori e li hanno lasciati fare.
Soundcloud.com, più di 2 mln di utenti registrati da tutto il mondo, fondata da 2 ragazzi di Berlino, oggi è il l’FTP + Hosting + Sharing della musica emergente di tutto il mondo . Se sei un Dj o un rapper uploadi qui la tua musica , no way. Il successo di soundcloud è proprio nell’apertura verso l’esterno delle proprie API’s. Eric il fondatore mi ha confidato : “The cool things is that developers are musician and they’re the first to use our API’s and our services ” .
Roba da rivoluzione sulla rete il loro Developer Manifesto , un grido di apertura verso i developers e i rightsholder.
The EchoNest, fondata da 2 ricercatori dell’ MIT di Boston , da anni lavora sulla sintesi musicale , ha realizzato delle Remix API in grado di remixare video , ecco un esempio http://goo.gl/7aF4. Echo Nest analizza tutta la musica presente in rete , la crawla, la esamina, fino all’ultimo BPM e la racchiude in un API e la mette a disposizione . De facto Echonest è diventata la piattaforma di Music Reccomandation più usata al mondo.
Bmat è uno spin-off dell’ Università Pompeu Fabra di Barcellona, ad essere più precisi del gruppo specifico di ricercatori del Music Technology Group di Barcellona.
Bmat si occupa di algoritmi matematici di music reccomandation con applicazioni in ambito social e vede le proprie API come il modo migliore per far entrare i developers e gli hackers nel mondo della ricerca universitaria.
E gli hackers ?
Per avere un’idea di cosa, in 24 ore no stop, un hacker con Birra+Patatine+Api possa creare , date un occhio a queste creazioni :
http://wiki.musichackday.org/index.php?title=Barcelona_Hacks
Tra questi troverete un Hack dal nome Polysound , lui si chiama Luca Chiarandini, neo laureato in Ingegneria al Politecnico di Milano, in attesa di fare il Phd presso il Future Music Group dell’ Università di Barcellona (che ha sfornato ideucce come Bmat e Reactable ) .
Luca , basandosi sulle API di Echonest ha pensato di realizzare un AUTOMATIC DJ che collegato ad un tapis roulant e basandosi sul BPM (battito cardiaco) del cuore cambia musica automaticamente . Una roba che se Technogym volesse, non riuscirebbe a realizzare così velocemente nemmeno in 2 anni.
Quando ho fatto 2 chiacchere con Luca , mi ha inquietato una sua risposta : ” Remixare Bach e David Guetta non è assurdo, hanno BPM molto vicini ed io l’ho fatto . Penso che fra 5 anni il DJ non esisterà più e si potrà fare tutto automaticamente con software digitiali come questi che analizzano i rate musicali e li rimixano “
Questa è la nuova frontiera della musica digitale, e la cosa più interessante è che è di natura europea, (con molti esempi italiani) basti pensare che le startup musicali più cool del momento sono tutte europee : da Spotify a Soundcloud, passando per Deezer ed Awdio.
Ma come può l’industria musicale dare supporto a questi talenti invece di combatterli :
è molto semplice : date loro un API e sapranno come ringraziarvi ..Con centinaia di righe di codice di software che si basa interamente sulla vostra piattaforma. Compresi nel prezzo feedback e debugging della vostra piattaforma. Il tutto gratis.
Un sogno nel cassetto ? Che l’industria musicale e i rightsholder entrino in questo mondo, creino cataloghi “cloud” e con accessi a più livelli grazie alle loro APIs.
Così ben presto avremmo le Sony Music API o le Universal Music API, modalità di accesso limitate a cataloghi internazionali. E 10 nuove Spotify ogni giorno.
Prepariamoci, l’ecosistema musicale sta cambiando .
Maxc.