30 Set

Lettera Aperta al Presidente del Consiglio da uno startupper

Vede Presidente,
se sono qui a scriverLe, e mi creda, ho ben altro a cui pensare, è proprio perchè cerco la Sua attenzione.

Si ha capito bene. Voglio la Sua attenzione.

Lei è stato un imprenditore come me e come molti miei altri colleghi.

Questo, al di là di cosa dica il buon Bersani o i suoi alleati Leghisti, è un dato di fatto.

Lei è stato uno startupper. 

Di altri tempi sì, di quando non c’erano Venture Capital, di quando i 2 di Google (le 2 oo in inglese si leggono u) erano ancora alle elementari, uno in in Russia, l’altro a fare il fighetto nei college americani.

Già.

Marc Zuckerberg, quello che ha inventato Facebook, che a quanto si legge Le sta poco simpatico come mezzo di comunicazione (ma che in realtà consente oggi di far comunicare quasi 1 miliardo di persone) quando Lei cominciò a fare lo startupper non era nemmeno un embrione.

Caro Presidente, chi Le scrive fa parte della “Post New Economy”, una generazione tra i 20 e i 40 anni, con una particolarità:

Non cerchiamo lavoro. Ma ce lo creiamo.

Siamo così presi dai nostri problemi e dalle nostre innovazioni che di tutto questo non ci è mai fregato nulla:

- Ruby
- Escort
- Leggi Ad Personam
- Insulti all’opposizione o dall’opposizione
- Tunnel inverosimili 

ZERO.

Noi startupper i giornali italiani non li leggiamo. La nostra bibbia si chiama Techcrunch e con un giornalista di Panorama o dell’Espresso (rispetto per i giornalisti) noi, non ci perdiamo neanche 5 minuti al telefono a spiegare cosa diavolo combinano le nostre aziende.

Noi ad Anno Zero non siamo mai andati.
Chi scende in Piazza e si lamenta  a noi non piace.
Chi vuole Il Gay Pride a Bologna prima ancora di dare il wifi gratuito a tutta la città.

A noi non piace.

Chi Le scrive è a capo di un’azienda di 13 persone, un SRL diventata da poco  una SPA (Lei saprà meglio di me cosa comporta questo cambiamento, ma Le confesso che la ditta individuale è il modello che maggiormente prediligo).

Presidente,
viviamo questi giorni con sincera passività noi startupper: a noi cambia poco la scelta del nuovo Banchiere d’Italia o la fiducia al Governo o i Rating di Fitch & Moody.

La cosa più drammatica è proprio questa: che se il Suo Governo cade, la nostra Internet sta in piedi comunque. Sempre.

La mia azienda ha come primi paesi di interesse quelli asiatici, ma tutto il team è del Sud Italia e il nostro HQ è in un Vicolo a Bologna. I nostri soci sono italiani.

Ma non siamo gli unici Presidente.

Mopapp, Balsamiq, Spreaker, Doveconviene, Risparmiosuper, Iubenda, Pazienti.org, Audiobox, Fubles, Citynews, sono solo alcune delle 112 startup attualmente censite in Italia e nate negli ultimi mesi .

Già: 112 aziende e ne crescono come funghi di nuove ogni giorno. 

Pensi che nemmeno la Mercegaglia lo sa che esistono 112 startup nel mondo high tech in Italia. 

Nessuno di noi è iscritto ai “Giovani Industriali” o peggio ancora a Confindustria.

Tutto ciò che comincia per Conf per noi è = Confusione.

Nient’altro.

Non andiamo all’Osservatorio dei Giovani Editori perchè in realtà non ci invitano.

Senza sapere che il futuro dell’informazione in Italia non sarà di certo gestito dagli attuali editori (in America questo ce l’hanno ben chiaro).

A Cernobbio ci passiamo con le famiglie.

A Rimini andiamo in vacanza, ma non per il meeting di CL.

Il nostro ritrovo si chiama Hackitaly , un week-end che ci concediamo una volta al mese per fare innovazione e creare nuove tecnologie.

Già. Passiamo i weekend innovando Presidente.

Quest’estate il Suo Ministro dell’Economia Giulio Tremonti ci colpì con una sua frase:

“Ai giovani italiani dico: non praticate lo Sport più popolare che è quello di parlar male dell’Italia e soprattutto : Sognate. Sognate. Sognate”

Presidente,
non passa giorno in cui non sogniamo, ad occhi aperti e chiusi, e se tutto quello che Le scrivo ha un senso Le ho appena dimostrato che non pratichiamo lo Sport di cui parla il buon Tremonti.

Ora arrivo al dunque Presidente.

Un recente rapporto di McKinsey Italia ha evidenziato che Internet nel nostro Paese ha creato 700,000 posti di lavoro

In America il suo collega e amico Obama, gira per le startup della Silicon Valley ed è lì che ha concentrato la sua nuova campagna elettorale.

Obama ce l’ha chiaro che l’occupazione passa da Internet.

In Francia, Sarzoky ha fatto in modo che la più grande fiera del Web mondiale: Leweb, si tenga a Parigi. Così ogni anno i gotha del mondo internazionale del web si incontrano nella capitale francese.

In Inghilterra gli incentivi alle startup sono numerosissimi. Londra dopo le Olimpiadi è la sede della maggior parte delle startup internazionali.

Berlino, non solo non ha più muri ma ora è la nuova capitale europea delle Startup.

In ultimis (senza umiliazione) la Svezia ha un PIL pesantemente impattato da internet e da lì 2 ragazzi hanno lanciato la sfida alla musica digitale che si chiama: Spotify.

Da poco ci ha lasciato il nostro più grande Evangelista : Steve, lui per primo ci ha insegnato ad appassionarci alle cose che creiamo, ma a farlo con spensieratezza. E non Tremonti.

Presidente,  il vero dramma qui non è legato alla Giustizia, alle Intercettazioni o alle competenze delle Procure.

Il nostro vero dramma è che Lei non sa tutto quello che Le ho scritto.

E la cosa più grave è che se Lei e il Suo Governo non faranno in modo che quei 700,000 diventino 3 o 4 milioni…..

La più grande vergogna che Lei si porterà dietro sarà proprio quella di NON aver capito da dove passa lo Sviluppo in Italia.


Buon Lavoro Presidente

Max Ciociola
Startupper 

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  9. cheebo72 ha rebloggato questo post da maxciociola e ha aggiunto:
    leggere d’un fiato.
  10. postato da maxciociola